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Il mercato estrattivo in Italia
Per conoscere meglio il comparto minerario italiano, i suoi prodotti e il plusvalore che l’Italia detiene in questo settore abbiamo incontrato Gianluca Pizzuti , presidente della Basalti Orvieto.


C
osa ne pensa delle affermazioni trapelate dall’ultimo Convegno di Assomineraria?


Tutto quello che è stato affermato in occasione del Convegno di Assomineraria e che viene ribadito in varie occasioni dalle Associazioni, dalle Istituzioni e dagli Enti interessati, pubblici e privati, perde purtroppo valore ed incisività quando si passa al confronto diretto con gli imprenditori. Il nostro è un comparto di notevole importanza sul piano nazionale, gestito in gran parte da persone non sufficientemente preparate: è questo un atto di accusa che allo stato dei fatti mi sento di avanzare. Esistono, poi, in Italia realtà, come ad esempio a Carrara e a Trento, con particolare riferimento al locale Consorzio del Porfido, ove si sono evidenziate ed hanno preso corpo iniziative imprenditoriali e industriali, in forma consorziale e non, che, impostando il loro operato su una consolidata cultura settoriale, hanno raggiunto livelli di eccellenza, non solo in ambito europeo ma anche mondiale. Esistono, di contro, altre realtà, che non è qui il caso di identificare, che hanno perduto molta della loro tradizionale importanza e sono, di fatto, decadute.
Dalle domande del questionario sugli esiti del Convegno di Assomineraria emerge comunque una limitata cooperazione tra gli imprenditori del settore e gli organi amministrativi di riferimento, anche per le lungaggini burocratiche e le problematiche procedure che sistematicamente ostacolano la conclusione di una qualsiasi pratica amministrativa. I vari passaggi burocratici tra le Istituzioni locali e quelle centrali (Comuni, Provincie e Regioni) comportano eccessive diluizioni temporali e compromettono seriamente i rapporti con la clientela finale.
Nell’ambito dell’Associazione, poi, una problematica mancanza di dialogo incide, purtroppo, sul mancato raggiungimento dell’auspicata dimensione industriale del settore.
D’altra parte, le stesse Istituzioni non sembrano aver accentuato interesse nel citato sviluppo industriale, preferendo di fatto la frammentazione del complesso delle attività estrattive. La parcellizzazione del settore, quindi, non favorisce il consolidamento di vincoli legali e norme comuni ed è all’origine di macroscopiche differenze di trattamento, anche in relazione alla diversa collocazione geografica delle imprese, con conseguente adeguamento alle legislazioni locali. Sostanziali differenze di trattamento sono, ad esempio, sperimentate ogni giorno da una Azienda che sia ipoteticamente dislocata in area confinaria tra due Regioni. Questo perché, in genere, la legislazione relativa al comparto è codificata a livello regionale, senza che sia ricercato un coordinamento neanche con le Regioni vicine.


2. Tenendo conto del fatto che in genere le questioni relative al comparto minerario non trovano sufficiente divulgazione sulla stampa tradizionale, in quanto prevalentemente centrate su argomenti tecnici e quindi di non facile comprensione per il lettore comune, potrebbe farci una panoramica sullo specifico comparto?


Il comparto estrattivo è strutturato su tre principali settori commerciali: materiali inerti, minerali non metalliferi e pietre ornamentali.
I primi, che comprendono le brecce, gli additivi per i materiali per l’edilizia, i materiali silicei e le sabbie, sono in genere caratterizzati da un mercato di sbocco locale, quasi di nicchia, che tiene conto delle specifiche caratteristiche dei materiali e del relativo valore aggiunto, variabile da sito a sito di estrazione.
I secondi comprendono le marne, i materiali a base di carbonato di calcio ed i prodotti naturali, che vengono anch’essi utilizzati come additivi per i prodotti industriali, quali cemento, vetro e plastica, ma che sono caratterizzati da un basso valore aggiunto.
I terzi raggruppano i materiali ornamentali, quali il marmo, il granito, il basalto, ecc., tutti caratterizzati da un alto valore aggiunto, anche perché, per le loro intrinseche peculiarità, sono in parte destinati all’esportazione.
I minerali non metalliferi e quelli inerti, a differenza delle pietre ornamentali, sono caratterizzati da accentuata localizzazione.

3. Qual è la rilevanza del comparto minerario a livello nazionale?


Purtroppo non sono disponibili statistiche settoriali attendibili: qualche tempo fa si diffuse la voce che il mercato estrattivo, comprendendo tutti e tre i settori, rappresentava l’11% del Pil nazionale, ma tale dato statistico non è mai stato confermato. La mancanza di dati attendibili è dovuta alla tradizionale riservatezza degli operatori del settore che tendono ad evitare di rendere note le quantità di materiali estratti e il numero degli addetti alle lavorazioni.
Le altre Nazioni, oltre all’Italia, che occupano posizioni importanti nel mondo per quanto riguarda la disponibilità e produzione di materiali estrattivi (in particolare delle pietre ornamentali) sono: il Brasile, la Cina, la Turchia, la Corea ed il Vietnam che, oltre a disporre di materiali di qualità, possono avvalersi di contenuti costi di lavoro.

4. Esistono differenze a livello di fatturato all’interno del comparto minerario?


Un settore a parte è rappresentato dalle aziende che trasformano i materiali inerti ed i minerali non metalliferi e immettono in commercio prodotti finiti, quali cemento, calce, vetro, ecc.
In termini di fatturato, una cava di medie dimensioni, che di norma rifornisce le aziende di trasformazione con i materiali inerti ed i minerali non metalliferi, può raggiungere la quota di 5-6 milioni di Euro. Le Aziende di produzione e commercializzazione di prodotti estrattivi che raggruppano più cave possono invece vantare fatturati a livello 35-40 milioni di euro. Diversa è la situazione delle Aziende che si occupano soltanto della trasformazione in prodotti finiti da immettere in commercio: qui il fatturato raggiunge picchi di 800 milioni di euro. Livelli ragguardevoli di fatturato raggiungono in fine le Aziende che estraggono, sottopongono a lavorazione e commercializzano i materiali ornamentali; molto dipende anche dal tipo di lavorazione, attraverso processi industriali, cui detti materiali sono sottoposti e dall’ampiezza della gamma di prodotti che vengono immessi in commercio. In genere, dette Aziende si avvalgono di propri giacimenti e integrano le materie prime con quote aggiuntive acquistate nel libero mercato.

5. Quali sono nello specifico le caratteristiche del mercato dei materiali ornamentali?


E’ difficile fare delle classifiche qualitative dei materiali ornamentali oggetto di estrazione e di esportazione: in questo settore, prevale il criterio del gusto: la qualità di un marmo bianco di Carrara può essere considerata insuperabile dai più, ma un potenziale acquirente potrà preferire ad esso un marmo di diversa provenienza. Molte pietre hanno, per loro natura, delle particolari qualità, tali da soddisfare le esigenze estetiche ricercate dagli architetti e dai clienti finali.
Per quanto concerne le pietre ornamentali, ritengo di non essere lontano dalla verità nel valutare che la quota di materiali estratti in Italia ed esportati in altre Nazioni sia pari all’85%. Si tratta in ogni caso di situazioni da esaminare caso per caso, tenendo presente che nel settore estrattivo le pietre ornamentali costituiscono pur sempre una limitata componente della produzione complessiva.
Vale la pena di riportare che si sono sviluppate anche forme di cooperazione che hanno visto impegnati operatori italiani in cave estere, come, ad esempio, in Marocco e in altri Paesi del Nord Africa, non sotto forma di acquisizioni ma di partecipazioni. In pratica, viene acquistata una determinata quantità, in metri cubi, di blocchi di materiale che vengono estratti sfruttando il “know-how” italiano e sono poi trasportati in Italia per le successive lavorazioni.
In Italia, il più importante distretto produttivo di pietre ornamentali è quello di Carrara; seguono quelli di Verona e della Sardegna. Per quanto si riferisce agli altri due tipi di materiale, le diverse cave presenti in Italia sono distribuite in tutta la penisola e, in genere, hanno dimensioni limitate. C’è anche da considerare che, di norma, i siti dove si estraggono pietre ornamentali forniscono come sottoprodotti sia i materiali inerti che i minerali non metalliferi, in quanto un blocco di marmo dà luogo ad un certo numero di metri cubi di materiale di seconda categoria, che vengono poi canalizzati come materiali inerti nei mercati locali.
In merito alla tipologia dei materiali ornamentali estratti in Italia, il marmo di Carrara primeggia su tutti; hanno poi notevole rilevanza il Tivoli ed il Trani, caratterizzati dalla loro “unicità” a livello mondiale, oltre al granito di Verona ed a quello sardo, simili al granito indiano ed a quello cinese.

6. Vi sono condizionamenti di tipo ambientale e implicazioni per quanto si riferisce alla sicurezza del lavoro?


Per quanto si riferisce all’impatto ambientale esercitato dalle cave, la situazione muta al variare delle tecniche di estrazione: c’è quella “a fossa”, se i materiali si trovano interrati, ma in zone di pianura, quella a mezzacosta, in montagna, anche con scavi sotterranei, e quella in grotta, che riduce notevolmente gli aspetti negativi dell’impatto sull’ambiente esterno. Certo, in alcuni casi, come per le cave di marmo di Carrara, il panorama delle Alpi Apuane è stato sicuramente modificato dai lavori di estrazione tanto che, a distanza, alcune zone in quota danno la sensazione di essere innevate, anche in piena estate.
Il problema del corretto approccio culturale alle tematiche ambientali è comunque tenuto ben presente dagli operatori del settore, pur nella convinzione dell’opportunità di proseguire nell’estrarre questa tipologia di materie prime (tra le poche di cui l’Italia dispone), anche per continuare ad assicurare un apporto positivo alla bilancia dei pagamenti. Non va, d’altra parte, sottaciuta l’importanza in Italia di un settore che non è ancora considerato industriale, ma che sicuramente lo diventerà con l’ulteriore affermazione di materiali, quali le pozzolane, così come avviene Oltralpe (in Francia, in Svizzera, in Germania e in Spagna), dove le attività estrattive sono ammesse anche in zone protette dal punto di vista ambientale, fatti salvi determinati basilari presupposti.
Sull’argomento “rischi e sicurezza del lavoro”, poi, rivendico una posizione personale piuttosto critica, in particolare per quanto si riferisce alla applicazione ed al rispetto delle norme di sicurezza e di prevenzione che, spesso con disinvolta negligenza, non vengono perseguite né applicate, sia da parte dei datori di lavoro che dei lavoratori stessi, in ogni caso consapevoli dell’alta incidenza dei rischi connessi con tale tipo di attività, oltre che di quelli accidentali.


7. Esistono delle certificazioni che garantiscano la qualità e la provenienza dei materiali estratti?


Riguardo le eventuali certificazioni sul piano della qualità dei materiali estratti, tenuto conto che essi sono comunque legati alle evoluzioni geologiche succedutesi nel corso dei millenni ed alle singole caratteristiche morfologiche, si rende indubbiamente necessario fornire delle garanzie formali, anche per combattere il fronte delle imitazioni. Al momento, però, non è possibile ipotizzare soluzioni assimilabili ad una sorta di “marchio di fabbrica”, dato che l’intrinseca garanzia è, di fatto, fornita dalla qualità dei singoli materiali, dalle tecniche di estrazione, consolidate da una lunghissima tradizione nazionale, e dal sistema di taglio adottato.
Contrastare le imitazioni si rivela però alquanto difficile, in quanto, all’occhio di chi non sia un esperto del settore, molti materiali, di diversa provenienza, sono di fatto irriconoscibili tra loro, pur nella loro sostanziale diversità. Per esempio, due campioni di materiale dello stesso tipo, provenienti il primo dalla Cina e l’altro dall’Italia, risulteranno a prima vista del tutto identici: solo un vero esperto potrà rilevare le differenze tra i due campioni, esaminandone le caratteristiche tecniche (quali la coesione, la durezza, la distribuzione dei granuli costitutivi, oltre agli aspetti geo-morfologici), tutti elementi che contribuiscono in maniera determinante a definire un materiale migliore rispetto ad un altro.
Circa i timori che materiali di diversa provenienza possano essere commercializzati con l’indicazione delle specifiche tecniche dei materiali estratti in Italia, va detto che per adesso non è stata ancora rilevata una situazione di allarme.

8. Oltre alla qualità cosa porta a preferire il mercato nazionale?


Sul piano commerciale, occorre poi tener presente che un aspetto vincente rispetto alla concorrenza estera è rappresentato dalle ridotte problematiche connesse con i trasporti e con i tempi di consegna, che risulteranno notevolmente ridotti, ove si consideri auspicabile un tempo di attesa, tra l’ordinazione di una data quantità in metri quadri di materiale e la sua consegna materiale in cantiere, non superiore ad un paio di mesi. Se il materiale richiesto deve affluire da un Paese geograficamente lontano i tempi di attesa sono inevitabilmente destinati a prolungarsi oltre misura.
Tenendo conto del fatto che la lavorazione delle pietre ornamentali comporta il ricorso a maestranze esperte e altamente specializzate, tale esigenza comporta impegni finanziari di tutto rispetto, che finiscono per incidere, anche in misura del 100%, sul costo finale del prodotto. Gli operatori del settore, che costituiscono quasi una “nicchia” specialistica nel mondo artigianale, esaltano quindi l’importanza della componente “umana”, di cui si rende particolarmente prezioso il contributo, specie in quei settori in cui la produzione, proprio per la sua peculiarità e per i risvolti relativi alla componente “artistica” che la contraddistinguono, non può assumere caratteristiche di pura e semplice serialità.




Settembre - Ottobre 2008


Marco Sica





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