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Sarà però negli Stati Uniti che inizierà la sua avventura nella ricerca che proseguirà al Trinity College a Dublino, ottenendo altissimi riconoscimenti e risultati.
Crede che in Italia sarebbe stato più difficile conseguire gli sviluppi e i successi ottenuti all’estero?
Sarebbe stato impossibile. Lavoravo come analista di laboratorio alla sezione acque non potabili dell’Azienda Sanitaria Locale di Bergamo al tempo dell’università. Analizzavo i contaminanti nelle acque. Se non fossi partita quella sarebbe stata la mia definitiva professione molto probabilmente.
2. Esistono delle componenti del sistema industriale ed innovativo italiano che bloccano la crescita e lo sviluppo nell’ alta tecnologia?
Il discorso sulla ricerca è pieno di note dolenti. In Italia ne facciamo troppo poca e meno della metà, in rapporto al Pil, di quanto ne fanno i principali paesi industriali d' Europa, per non parlare di USA e Irlanda. Abbiamo pochi ricercatori, male organizzati e regolati da procedure di spesa e rapporti di lavoro afflitti da collosità burocratiche. C' è inoltre insufficiente scambio tra la ricerca pubblica e il ruolo della grande proprietà privata nella promozione e nel finanziamento di progetti.
3. Arrivata al Trinity college ha equipaggiato in meno di 6 mesi il suo laboratorio nel CRANN, nuovo centro di ricerca in nanotecnologie.
La ricerca sulle nanotecnologie promette progressi in ogni settore, dalla farmaceutica agli elettrodomestici ma l’informazione al pubblico su questi argomenti è ancora scarsa, forse anche per la difficoltà dei concetti base. Insomma quando si parla di nanotecnologie si è ancora guardati con stupore…
Da qualche tempo c' è un risveglio di interesse per il tema della nanotecnologie ovvero le tecnologie di dimensioni infinitesimali, già largamente presenti nelle telecomunicazioni o nella biomedicina. In questo momento rappresentano la parte più interessante della ricerca scientifica e sono quelle che apriranno più frontiere. Le innovazioni relative alla manipolazione delle molecole creano oggetti che grazie alla diversa composizione e la nuova disposizione degli atomi assumono caratteristiche particolari utilizzabili nella vita quotidiana, dall' edilizia alla medicina, dal tessile all' industria automobilistica. Dovrebbero risolvere molti problemi della vita quotidiana.
4. Lei è stata invitata a diversi workshop sulla tematica donne e scienza.
Pensa che su questo binomio esistano ancora dei pregiudizi?
Il divario nella presenza di donne e uomini ai vari livelli della carriera universitaria in Europa parla chiaro e non è un male solo italiano. Le donne sono miserabilmente assenti negli organismi decisionali di gestione e di nomina dirigenziale. Vorrei pero’ aggiungere una nota personale positiva e sperare che la mia esperienza sia da esempio a tante altre donne. A loro vorrei dire di perseverare con tenacia e grinta fino ad ottenere i risultati prefissi.
5. Lei ha vinto a pari merito con dott.ssa Maria Bianca Farina, il Premio della Critica, della settima edizione del Premio R.o.s.a, vale a dire il riconoscimento dato alla candidata più votata dai tre comitati: d’Onore, Pari Opportunità ed Esecutivo.
Cosa ha significato per lei questo riconoscimento?
Ha un significato importante. Tutto quello che ho raggiunto me lo sono sudato faticosamente e questo riconoscimento è di stimolo per continuare così.
Marco Sica
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Intervista a Silvia Giordani vincitrice del Premio R.O.S.A.
L
ei si laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’ Università Statale di Milano.Sarà però negli Stati Uniti che inizierà la sua avventura nella ricerca che proseguirà al Trinity College a Dublino, ottenendo altissimi riconoscimenti e risultati.
Crede che in Italia sarebbe stato più difficile conseguire gli sviluppi e i successi ottenuti all’estero?
Sarebbe stato impossibile. Lavoravo come analista di laboratorio alla sezione acque non potabili dell’Azienda Sanitaria Locale di Bergamo al tempo dell’università. Analizzavo i contaminanti nelle acque. Se non fossi partita quella sarebbe stata la mia definitiva professione molto probabilmente.
2. Esistono delle componenti del sistema industriale ed innovativo italiano che bloccano la crescita e lo sviluppo nell’ alta tecnologia?
Il discorso sulla ricerca è pieno di note dolenti. In Italia ne facciamo troppo poca e meno della metà, in rapporto al Pil, di quanto ne fanno i principali paesi industriali d' Europa, per non parlare di USA e Irlanda. Abbiamo pochi ricercatori, male organizzati e regolati da procedure di spesa e rapporti di lavoro afflitti da collosità burocratiche. C' è inoltre insufficiente scambio tra la ricerca pubblica e il ruolo della grande proprietà privata nella promozione e nel finanziamento di progetti.
3. Arrivata al Trinity college ha equipaggiato in meno di 6 mesi il suo laboratorio nel CRANN, nuovo centro di ricerca in nanotecnologie.
La ricerca sulle nanotecnologie promette progressi in ogni settore, dalla farmaceutica agli elettrodomestici ma l’informazione al pubblico su questi argomenti è ancora scarsa, forse anche per la difficoltà dei concetti base. Insomma quando si parla di nanotecnologie si è ancora guardati con stupore…
Da qualche tempo c' è un risveglio di interesse per il tema della nanotecnologie ovvero le tecnologie di dimensioni infinitesimali, già largamente presenti nelle telecomunicazioni o nella biomedicina. In questo momento rappresentano la parte più interessante della ricerca scientifica e sono quelle che apriranno più frontiere. Le innovazioni relative alla manipolazione delle molecole creano oggetti che grazie alla diversa composizione e la nuova disposizione degli atomi assumono caratteristiche particolari utilizzabili nella vita quotidiana, dall' edilizia alla medicina, dal tessile all' industria automobilistica. Dovrebbero risolvere molti problemi della vita quotidiana.
4. Lei è stata invitata a diversi workshop sulla tematica donne e scienza.
Pensa che su questo binomio esistano ancora dei pregiudizi?
Il divario nella presenza di donne e uomini ai vari livelli della carriera universitaria in Europa parla chiaro e non è un male solo italiano. Le donne sono miserabilmente assenti negli organismi decisionali di gestione e di nomina dirigenziale. Vorrei pero’ aggiungere una nota personale positiva e sperare che la mia esperienza sia da esempio a tante altre donne. A loro vorrei dire di perseverare con tenacia e grinta fino ad ottenere i risultati prefissi.
5. Lei ha vinto a pari merito con dott.ssa Maria Bianca Farina, il Premio della Critica, della settima edizione del Premio R.o.s.a, vale a dire il riconoscimento dato alla candidata più votata dai tre comitati: d’Onore, Pari Opportunità ed Esecutivo.
Cosa ha significato per lei questo riconoscimento?
Ha un significato importante. Tutto quello che ho raggiunto me lo sono sudato faticosamente e questo riconoscimento è di stimolo per continuare così.
Novembre - Dicembre 2009
Marco Sica
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